Luisa ha un negozio di forniture per ufficio a Bergamo, dieci dipendenti e un server in ufficio che nessuno ha mai aggiornato dal 2019. L'anno scorso un fornitore ha ricevuto una mail "da parte sua" con un allegato infetto. Non è successo niente di grave, ma le ha fatto capire una cosa: la sicurezza informatica per lei non esisteva, non ne aveva mai parlato con nessuno, e non sapeva nemmeno da dove cominciare.
Il Voucher Cloud e Cybersecurity 2026 nasce proprio per aziende come la sua: piccole, che non hanno mai investito un euro in sicurezza perché "tanto chi vuoi che attacchi noi". È un ragionamento sbagliato: le PMI sono spesso il bersaglio più facile, non il meno interessante, proprio perché nessuno si è mai occupato di proteggerle.
Cosa copre
Il contributo è a fondo perduto (non un prestito, non va restituito) fino a 20.000€, e in genere copre una quota delle spese ammissibili, non il 100%: aspettati di dover mettere di tasca tua una parte, di solito tra il 30% e il 50% a seconda del bando regionale o nazionale a cui accedi. Rientrano tipicamente:
- Backup e disaster recovery in cloud
- Firewall e sistemi di protezione della rete
- Formazione del personale sul phishing (la causa più comune di violazione, più del software che manca)
- Consulenza per l'adeguamento alla normativa sulla protezione dei dati
Chi può chiederlo (e chi no)
I bandi di questo tipo cambiano da regione a regione e si aprono e chiudono a finestre, quindi il dettaglio esatto — requisiti, scadenze, percentuale di copertura — va verificato sul portale della tua Camera di Commercio o della Regione nel momento in cui leggi questo articolo: quello che è vero ad agosto può non esserlo più a novembre. Quello che resta costante è il profilo di chi viene finanziato: micro e piccole imprese, spesso con requisiti su fatturato e numero di dipendenti, che non hanno già ricevuto altri contributi sulla stessa voce di spesa nello stesso anno.