Marco ha una falegnameria a Treviso, otto dipendenti e una macchina a controllo numerico comprata nel 2016. Quest'anno vuole sostituirla con un modello che taglia gli scarti di legno del 15% e consuma meno energia. Costo: 180.000 euro. Il commercialista gli ha detto «c'è la Transizione 5.0, recuperi parecchio». Marco ha sentito la parola e si è fermato lì, perché nessuno gli ha spiegato la parte che conta davvero: quanto gli costa arrivarci.
Cos'è, in pratica
La Transizione 5.0 non è un bonus automatico come il vecchio superammortamento. È un credito d'imposta che premia due cose insieme: un investimento in beni strumentali 4.0 (macchinari connessi, software di gestione della produzione, sistemi di monitoraggio) e un risparmio energetico misurato e certificato. Non uno dei due. Tutti e due.
La soglia minima è un risparmio energetico del 3% sui consumi della struttura produttiva, oppure del 5% sul processo interessato dall'investimento. Sotto quella soglia, niente credito 5.0 — resta solo il credito d'imposta 4.0 ordinario, più basso.
Quanto vale davvero
L'aliquota cambia in base a due variabili: quanto investi e quanto risparmi in energia. Per dare un'idea concreta:
| Risparmio energetico certificato | Aliquota credito | Su un investimento di 180.000 € |
|---|---|---|
| 3-6% | 25% | 45.000 € |
| 6-10% | 30% | 54.000 € |
| oltre 10% | fino al 45% | 81.000 € |
Numeri veri, non promozionali: un'azienda che investe 500.000 euro con un risparmio energetico oltre il 10% può arrivare a un credito di 225.000 euro. Ma quel dato, preso da solo, è quello che finisce nei titoli e fa sembrare la misura conveniente per chiunque. Non lo è.
Il pezzo che nessuno pubblicizza
Per accedere al credito serve una certificazione ex ante ed ex post del risparmio energetico, firmata da un tecnico abilitato (di solito un energy manager o un ingegnere certificato). Questa perizia ha un costo che, per una PMI piccola, non è trascurabile: si parla in genere di alcune migliaia di euro, a seconda della complessità dell'impianto e di quanti macchinari sono coinvolti nella misurazione.
Se il tuo investimento è di 20.000-30.000 euro — un caso comune per una micro impresa che vuole automatizzare una linea o comprare un macchinario singolo — il costo della certificazione può mangiarsi un pezzo consistente del vantaggio fiscale. In alcuni casi, dopo aver pagato il tecnico e il commercialista per la pratica, il risparmio netto è talmente basso che conveniva chiedere il credito d'imposta 4.0 ordinario, che non richiede la certificazione energetica e ha una procedura più semplice.
La domanda giusta non è «ho diritto alla Transizione 5.0?». È: «il costo della certificazione energetica è coperto dal maggior credito rispetto al 4.0 ordinario?». Se l'investimento è sotto i 50.000 euro, spesso la risposta è no.