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Il tuo sito è lento e Google te lo fa pagare: cosa sono i Core Web Vitals

Se il tuo sito impiega più di due secondi e mezzo a caricarsi, Google lo sa, e lo usa per decidere se mostrarlo prima o dopo quello del tuo concorrente. Ecco cosa guardare, senza diventare uno sviluppatore.

Prova una cosa, prima di leggere il resto: apri Google PageSpeed Insights, incolla l'indirizzo del tuo sito, aspetta trenta secondi. Se il numero che esce è sotto il 50, non sei solo: secondo il Web Almanac 2025, solo il 48% delle pagine mobile e il 56% di quelle desktop supera tutti e tre i parametri che Google chiama "Core Web Vitals". A marzo 2026 il dato complessivo era al 47%. Il restante 53% dei siti perde, per la sola lentezza, tra l'8% e il 35% del traffico che potrebbe avere.

Non è una teoria SEO da agenzia. È un pezzo dell'algoritmo che Google usa da anni per decidere chi mostrare prima nei risultati di ricerca, insieme al contenuto e ai link. Un sito lento con un buon contenuto perde posizioni contro un sito più veloce con un contenuto uguale.

Le tre cose che Google misura

Non servono termini tecnici per capirle, bastano tre domande che si fa chiunque navighi da telefono, senza saperlo:

  • Quanto ci mette a comparire la cosa principale della pagina (Google la chiama LCP, Largest Contentful Paint). Sopra i 2,5 secondi, è lento. Di solito la causa è un'immagine di copertina troppo pesante, caricata senza compressione.
  • Quanto risponde in fretta quando clicchi qualcosa (INP, Interaction to Next Paint). Se premi un bottone e passano più di 200 millisecondi prima che succeda qualcosa, l'utente pensa che il sito si sia bloccato. Spesso è colpa di troppi plugin o script di terze parti — chat, tracciamenti, popup — caricati tutti insieme.
  • Quanto si muove la pagina mentre si carica (CLS, Cumulative Layout Shift). Hai presente quando stai per cliccare un link e all'ultimo secondo la pagina si sposta e clicchi una pubblicità? Quello è un CLS alto, e infastidisce abbastanza da far chiudere la scheda.

Da dove viene, di solito

Nella maggior parte dei siti di piccole aziende che vediamo, le cause sono sempre le stesse tre, in ordine di frequenza:

  1. Immagini non ottimizzate. Una foto scattata con un telefono moderno pesa 4-8 megabyte. Sul sito, compressa bene, dovrebbe pesarne 150-300 kilobyte. La differenza è quasi sempre invisibile a occhio, ma cambia il tempo di caricamento di secondi interi.
  2. Hosting economico condiviso. Un piano da 30€ l'anno che ospita centinaia di altri siti sullo stesso server risponde più lentamente di un piano dedicato o gestito, anche a parità di tutto il resto.
  3. Troppi script di terze parti. Ogni plugin, chat, pixel di tracciamento, mappa incorporata aggiunge codice che il browser deve scaricare ed eseguire prima di mostrare la pagina. Un sito con dieci strumenti diversi installati "perché non si sa mai" è quasi sempre più lento di uno con tre.

Sistemare i primi due punti, per un sito che esiste già, costa in genere tra le 300 e le 900€ una tantum: compressione delle immagini, cambio o configurazione dell'hosting, pulizia degli script inutili. Non è una riscrittura del sito, è manutenzione.

Quando non è la tua priorità

Se il tuo sito riceve trenta visite al mese e la maggior parte dei clienti ti trova per passaparola o ti chiama dopo aver visto il camion con il tuo numero scritto sopra, inseguire un punteggio Core Web Vitals perfetto non è la spesa giusta ora. Il traffico che perderesti per la lentezza è una percentuale di un numero già piccolo: la priorità, in quel caso, è avere più persone che arrivano sul sito, non far arrivare un secondo prima quelle trenta.

Il discorso cambia se il sito è, o dovrebbe essere, una fonte reale di contatti: se investi in pubblicità che porta traffico a pagamento, o se punti sulla ricerca organica per farti trovare da chi cerca il tuo servizio. Lì ogni secondo di caricamento in più è un cliente che chiude la scheda prima ancora di leggere cosa fai. In quel caso, il test di PageSpeed Insights di stamattina vale la pena guardarlo davvero, e sistemarlo.