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Perché il tuo sito non porta clienti (le cause vere, non quelle che pensi)

Prima di dare la colpa al design e rifare tutto, controlla queste cinque cose in ordine: di solito il problema non è quello che pensi.

Hai rifatto il sito sei mesi fa. Ti è costato tra i 1.500 e i 4.000 euro, ti hanno consegnato un design pulito, e da allora hai ricevuto due o tre richieste di preventivo. Forse una. Il primo pensiero è «il sito non funziona, devo rifarlo di nuovo». Nella maggior parte dei casi non è vero, o non è tutto vero.

Nei progetti che seguiamo, quando un sito non porta clienti la causa quasi sempre è una di queste cinque, e quasi sempre nell'ordine in cui le trovi qui sotto — non a caso: le prime tre spiegano la maggior parte dei casi che vediamo.

1. Nessuno lo trova, perché su Google non esisti

Hai un sito, ma quando cerchi «elettricista [tua città]» non compari nemmeno in seconda pagina. Il motivo più comune non è il sito: è che non hai mai creato o aggiornato il tuo profilo Google Business. Per le attività locali — officine, studi professionali, negozi, artigiani — è il profilo Google Business a portare la maggior parte delle chiamate, non il sito. Il sito arriva dopo, quando chi ti ha trovato lì vuole vedere i lavori fatti o i prezzi.

Verifica in due minuti: cerca su Google il tuo mestiere più la tua città, in incognito. Se non compari tra i primi tre risultati con la mappa, il problema è qui, prima ancora di parlare del sito.

2. Chi arriva non capisce in tre secondi cosa fai

Un visitatore decide se restare in pochi secondi. Se la prima schermata è una foto bella ma generica con la scritta «Eccellenza e passione dal 1985», hai perso metà delle persone prima ancora che scoprano cosa vendi.

La prima schermata deve rispondere a tre domande: cosa fai, per chi, e come ti si contatta. Non serve altro.

3. Non c'è un modo facile per scriverti

Controlla il tuo stesso sito da telefono, adesso. Quanti tocchi servono per chiamarti o scriverti su WhatsApp? Se il numero di telefono non è cliccabile, se il form ha otto campi obbligatori, se bisogna cercare la pagina contatti nel menu, hai messo un ostacolo tra te e un cliente che aveva già deciso di scriverti.

Un pulsante WhatsApp fisso in basso, visibile su ogni pagina, da solo alza le richieste in modo misurabile — nei siti che abbiamo seguito, in media (e qui stiamo stimando, non abbiamo un dato certificato per ogni settore) tra il 20 e il 40% in più di contatti rispetto a un form nascosto in fondo alla pagina.

4. Il sito è lento su telefono

Più della metà del traffico di un sito aziendale locale arriva da telefono, non da computer. Se il tuo sito impiega più di quattro o cinque secondi a caricare su una connessione mobile normale, una parte di chi arriva se ne va prima che la pagina finisca di caricare. Lo puoi controllare gratis con PageSpeed Insights di Google: cerca il tuo dominio, guarda il punteggio «mobile». Sotto 50 è un problema reale, non estetico.

5. Il traffico c'è, ma manca un motivo per agire

Questo è il caso meno frequente, ma è quello con cui la gente comincia — «rifacciamo tutto il design». Se le prime quattro cose sono a posto e le visite ci sono ma non si trasformano in contatti, il problema è quasi sempre l'assenza di una richiesta chiara: un pulsante «Richiedi preventivo» invece di un generico «Contattaci», una promessa concreta invece di aggettivi.

Quando il sito non c'entra

A volte il sito è la parte sana e il problema è a monte: un mercato locale troppo piccolo per generare ricerche (poche decine al mese su tutta la provincia), un settore dove i clienti arrivano solo per passaparola, o un prezzo fuori mercato che nessun sito può correggere. Se il tuo prodotto o servizio ha meno di 50 ricerche al mese nella tua zona (si vede gratis con lo strumento Keyword Planner di Google Ads), nessun sito, per quanto perfetto, ti porterà file di clienti: in quel caso i soldi si investono meglio altrove, nel passaparola o nelle relazioni dirette.

Prima di rifare il sito, controlla queste cinque cose. Costa un pomeriggio, non altri duemila euro.