Marco ha un'officina meccanica a Salerno, tre dipendenti e un sito fatto nel 2019 che non aggiorna più. Da un anno sente parlare di bandi per digitalizzare l'azienda, ma ogni volta che ne trova uno la scadenza è già passata, o le regole sono diverse da quelle del bando dell'anno prima. Si stanca prima ancora di aprire il PDF dei requisiti.
Dal 1° gennaio 2026 qualcosa in quel meccanismo è cambiato: è entrato in vigore il Codice degli Incentivi (decreto legislativo 184/2025), e a metà luglio è arrivato anche il pezzo che lo rende operativo, il cosiddetto bando-tipo.
Cosa non è: niente soldi nuovi
Prima di dire cosa cambia, va detto cosa non cambia: il Codice non stanzia un euro in più. Non è un bando, è la cornice dentro cui i bandi veri — quelli con i soldi — verranno scritti da qui in avanti. Se qualcuno te lo presenta come un nuovo incentivo da richiedere, diffida: non è quello che dice il decreto.
Cosa cambia davvero
- Il 60% delle risorse va riservato alle PMI. Di quel 60%, un ulteriore 25% è per micro e piccole imprese: non solo aziende da cinquanta dipendenti, ma anche l'officina di Marco.
- Un modello unico per i bandi, approvato con decreto del Ministero delle Imprese il 18 giugno 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 luglio. Requisiti, documenti da presentare e tempistiche cominciano a somigliarsi da un bando all'altro, invece di essere reinventati ogni volta da chi lo scrive.
- Un solo posto dove guardare. I flussi informativi si unificano su Incentivi.gov.it e sul Registro Nazionale degli Aiuti: prima di rincorrere il bando su dieci siti diversi, oggi ha senso partire da lì.