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Il backup della tua azienda regge un attacco ransomware, o è solo una cartella su un altro pc?

La regola del 3-2-1 spiegata senza tecnicismi: quante copie servono davvero, dove vanno tenute, e quanto costa farlo bene.

Un'azienda di trasporti in provincia di Bergamo, dodici dipendenti, gestionale per le commesse e archivio fatture tutto su un server in ufficio. Una mattina di marzo i file non si aprono più: estensione cambiata, un file di testo con la richiesta di riscatto. Niente di raro, succede tre volte al giorno solo in Italia secondo le stime del CSIRT. La parte che ha fatto male, in quel caso, non è stato l'attacco: è stato scoprire che il backup c'era, ma era su un NAS collegato in rete nello stesso ufficio. Cifrato anche quello, nello stesso minuto.

Questo è l'errore più comune, e non è un errore tecnico: è pensare che 'avere un backup' basti. Non basta. Conta dove sta, quante copie ci sono, e se qualcuno controlla mai che si possa davvero ripristinare.

La regola del 3-2-1, spiegata come si spiegherebbe a un socio

Non è un prodotto da comprare, è un criterio:

  • 3 copie dei dati: l'originale più due copie di backup. Una sola copia non è un backup, è una scommessa.
  • 2 supporti diversi: non due cartelle sullo stesso disco. Un disco locale e un servizio cloud, per esempio. Se un tipo di guasto (o un virus) colpisce un supporto, l'altro non lo sente.
  • 1 copia fuori sede, idealmente offline o immutabile: non raggiungibile dalla stessa rete che un ransomware può attraversare. Se il backup è "sempre connesso e sempre scrivibile", per un ransomware moderno è solo un altro bersaglio, non una via di uscita.

Il pezzo che quasi tutti saltano è l'ultimo: la copia deve essere isolata abbastanza da non poter essere cifrata insieme al resto. Alcuni servizi cloud offrono backup "immutabili" per un periodo (es. 30 giorni): anche con le credenziali rubate, quei file non si possono sovrascrivere né cancellare finché la finestra non scade.

Quanto costa farlo bene

SoluzioneCosto indicativoCopre il 3-2-1?
Cartella condivisa su un secondo pc in ufficio0€No: stesso posto, stessa rete
NAS locale con backup automatico300–800€ una tantum + manutenzioneParziale: manca la copia fuori sede
Backup cloud gestito (10 postazioni, con retention e versioning)30–90€/meseSì, se combinato con una copia locale
Backup cloud con immutabilità e disaster recovery testato100–250€/meseSì, ed è la fascia adatta a chi non può permettersi giorni di fermo

I numeri variano con quanti dati hai (un gestionale con anni di fatture pesa diverso da un archivio foto prodotti), ma l'ordine di grandezza è questo. Il salto di prezzo vero non è tra "nessun backup" e "un backup": è tra un backup che nessuno ha mai provato a ripristinare e uno che sai che funziona perché l'hai testato.

Quando è uno spreco

Se la tua azienda lavora già quasi tutta dentro servizi cloud seri — Google Workspace, Microsoft 365, un gestionale in cloud con backup dichiarato nel contratto — probabilmente hai già due copie e una fuori sede senza pagare nulla in più: verifica solo che il fornitore tenga le versioni precedenti dei file per almeno 30 giorni, altrimenti un ransomware che cifra e poi sincronizza ti porta via anche quello. In quel caso, un servizio di backup dedicato a parte è spesso solo un costo mensile che non aggiunge protezione reale. Vale la pena spenderci sopra quando i dati critici stanno su macchine locali, su un gestionale desktop, o su server che gestisci tu.

La domanda da farti prima di firmare qualsiasi contratto

Non "quanto costa", ma: se domani cifrano tutto, in quante ore torno operativo, e con quanti giorni di dati persi? Un buon backup non è quello più caro, è quello di cui conosci la risposta a questa domanda perché l'hai già provato una volta, non solo il giorno in cui ne hai davvero bisogno.