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Aprire un e-commerce nel 2026: quanto costa davvero (e quando ti basta WhatsApp)

Non è il sito con il carrello la spesa vera: sono pagamenti, resi e spedizioni. Ecco i numeri che quasi nessun preventivo mette in conto, e quando un catalogo su WhatsApp basta e avanza.

Giulia ha un negozio di scarpe a Bergamo, quindici anni di attività, una clientela fissa che la chiama per nome. Da un anno pensa di "mettersi online". Ha chiesto un preventivo a un'agenzia: 4.000 euro per il sito con carrello. Le sembra tanto, ma il conto che sta sbagliando è un altro: pensa che il sito sia la spesa. Non lo è. È la prima di cinque.

Il sito è la parte facile

Con WooCommerce, il plugin gratuito che si appoggia a WordPress, un hosting pensato per e-commerce parte da 8 euro al mese, e sulle vendite non paghi nessuna commissione al plugin. Con Shopify il piano base costa 29 euro al mese, ma il conto vero — tema a pagamento, app per le spedizioni, dominio, più la commissione dello 0,5-2% che Shopify trattiene se non usi il suo sistema di pagamento interno — arriva realisticamente fino a 300 euro al mese. Per una soluzione semplice, chiavi in mano, il budget di partenza più comune è tra 2.300 e 3.000 euro. Se invece ti serve qualcosa su misura — integrato col gestionale, con un catalogo che si aggiorna da solo — si parte da 1.500-3.000 euro per un progetto base, fino a 5.000-20.000 euro per progetti complessi.

Tempi realistici: 2-4 settimane per un e-commerce semplice, 1-3 mesi se serve integrazione con altri sistemi, fino a 6 mesi per progetti grandi.

Poi arrivano i pagamenti

Ogni euro che incassi online, qualcuno se ne prende un pezzo. PayPal trattiene il 2,49% più 0,35 euro a transazione. Stripe l'1,5% più 0,25 euro. SumUp ha una commissione fissa dell'1,95%. Nexi XPay si aggira intorno al 2,5% sui pagamenti a distanza, anche se qui il numero varia parecchio in base al contratto e ai volumi. Su 10.000 euro di vendite al mese, sono 150-250 euro che se ne vanno solo in commissioni, prima ancora di contare le spese di gestione.

Poi la legge

Chi vende online a un consumatore deve rispettare il Codice del Consumo. Il cliente ha 14 giorni dalla consegna per restituire un prodotto senza doverne spiegare il motivo: è il diritto di recesso (artt. 52 e seguenti). Se rispetti le regole, l'unico costo a suo carico è la spedizione del reso. Ma se dimentichi di scrivere chiaramente questa informazione, il termine non resta 14 giorni: sale fino a 12 mesi. Vale anche per prezzo, modalità di pagamento e di consegna: vanno dichiarati prima dell'acquisto, non scoperti dopo (artt. 49-49bis).

Poi la logistica, dove i conti si rompono davvero

Una spedizione nazionale in Italia costa in media intorno ai 6 euro a pacco, e nel 2026 i costi di logistica sono saliti circa del 18% mentre i volumi sono cresciuti "solo" del 12%: la tendenza è al rialzo. Poi ci sono i resi. Nel settore moda si parla di un tasso di reso tra il 15% e oltre il 30% a seconda di come lo si misura, e gestire un singolo reso — ritiro, controllo, eventuale rimessa a magazzino — costa tra 4 e 20 euro a pezzo. Se vendi scarpe e sai che un paio su cinque tornerà indietro, quel costo va messo in conto dal primo giorno, non scoperto a bilancio a marzo.

Quando ha senso, e quando no

Se hai pochi articoli, un volume di vendite basso, o prodotti che il cliente vuole vedere o farsi consigliare prima di comprare — un vestito su misura, un occhiale, un elettrodomestico che installi tu — un e-commerce vero rischia di essere una spesa che non si ripaga. In questi casi un catalogo su WhatsApp Business, con foto e prezzi, e gli ordini raccolti per messaggio o telefono, spesso basta. Non è automatico: va comunque gestito ogni giorno, e in Italia non si incassa direttamente dentro WhatsApp — il pagamento resta un passaggio a parte, bonifico o link esterno. Ma non hai piattaforme da pagare né un carrello da gestire tecnicamente, e se il negozio fisico resta il tuo lavoro principale, non hai buttato soldi in una vetrina online che nessuno visita.

La domanda giusta non è "quanto costa il sito". È: quanti pacchi pensi di spedire in un mese, e quel numero giustifica pagamenti, resi e logistica che hai appena letto? Se la risposta è "una decina", parti da WhatsApp. Se è "qualche centinaio", allora sì, è il momento di fare i conti veri con un e-commerce.